“RIGENERAZIONE. Bisogni e Sfide della Prossima Generazione” è il titolo del libro recentemente pubblicato da Gianni Bientinesi, Ceo di Business Intelligence Group e vincitore del prestigioso premio Business Worldwide Magazine nel 2022 come Ceo più innovativo d’Europa nel campo delle ricerche di mercato. (RI)GENERIAMO ha avuto l’onore e il piacere di contribuire a un capitolo del libro. Abbiamo parlato con l’autore della genesi e dei messaggi principali che il libro intende lanciare.

Com’è nata l’idea del libro?

Tutto è partito dalla pandemia nel 2020. L’Italia era stata il primo paese in cui era esplosa e avevamo avuto richieste dall’estero: erano interessati a capire cosa stesse succedendo da noi, quali fossero le percezioni delle famiglie italiane in quella situazione così traumatica. Lanciammo un’indagine, riferita alla sfera personale, sociale e dei consumi. Chiedevamo in particolare che cosa le persone pensavano di fare una volta usciti dall’emergenza: cosa avrebbero continuato a fare come prima? Cosa non avrebbero fatto più? Cosa avrebbero fatto di nuovo, o di diverso? Quando lanciammo l’indagine erano proprio i primissimi giorni della pandemia, in cui molti di noi forse pensavano o speravano che tutto si sarebbe risolto in breve tempo. Dai primi risultati balzava all’occhio la grande importanza che veniva attribuita alla salute, come se ci fossimo accorti all’improvviso che è una cosa fondamentale. Lanciammo altre rilevazioni, con le stesse domande, a fine 2020, poi ancora nel 2021, 2022 e 2023. Tutti questi dati, 8.500 interviste con 10-20mila famiglie coinvolte, hanno rappresentato una sorta di fotografia in movimento della percezione degli italiani in quegli anni. Sui dati raccolti con le nostre indagini un gruppo di ricercatori coordinato dalla professoressa Carolina Guerini dell’Università LIUC ha realizzato uno studio scientifico pubblicato su Micro Macro Marketing, nel quale il focus era sul ruolo che durante il lockdown hanno avuto gli spazi aperti, il giardino, il terrazzo, il balcone. Spazi che rappresentavano in quel periodo lo “sfogo esterno” che un po’ tutti cercavamo per “evadere” dalla quarantena che ci teneva chiusi in casa. Visto il robusto lavoro d’indagine fatto, e stimolato anche dal riconoscimento avuto dal punto di vista scientifico, ho pensato che sarebbe stato interessante divulgare il tutto in un libro. Cercando di andare oltre i dati, proponendo chiavi di lettura.

Perché il titolo “Rigenerazione”?

Per spiegare, riprendo alcuni dei dati delle indagini. Una cosa molto interessante che era emersa è che le persone dichiaravano l’intenzione, una volta terminata la pandemia, di migliorare il rapporto col vicinato. Avevano cioè sviluppato la consapevolezza, per dirlo con le parole di Papa Francesco, che “nessuno si salva da solo”. Un altro esempio: l’organizzazione del lavoro. Prima della pandemia lo smart working era per i più un miraggio, mentre oggi proprio per via di quanto accaduto in pandemia è una realtà adottata da molte aziende, tra l’altro vissuta positivamente da tanti lavoratori che apprezzano la possibilità di potersi organizzare diversamente il lavoro. E ancora: circa il 30% delle persone ha dichiarato di volersi mettere più a disposizione degli altri, dopo la pandemia, motivati dalla ricerca di senso per la propria vita. Ecco, la scelta del titolo, “Rigenerazione”, nasce dalle riflessioni innescate da dati e fatti come questi: un evento così drammatico, che ha coinvolto tutti, in tutto il mondo, alla fine ha prodotto una grande voglia di fare le cose diversamente e meglio di prima, di fare cose buone, in sostanza appunto di rigenerare la propria vita spesso a partire dal miglioramento delle relazioni con gli altri, dal tempo dedicato agli altri.

A suo avviso questi “buoni propositi” si sono poi concretizzati, dalle dichiarazioni si è passati ai fatti?

La mia percezione, che evidentemente può anche essere distorta per via della tipologia di persone con cui entro in contatto data la mia attività, è che sì, almeno negli atteggiamenti c’è più consapevolezza, qualcosa è cambiato. In particolare, le persone si sentono e vogliono essere più partecipi di quanto accade, non vogliono più essere spettatori. Certo, il percorso dall’atteggiamento all’azione, fino alla consapevolezza dei benefici soprattutto collettivi che l’azione può generare, può essere lungo. Ma è un percorso che è iniziato: le persone sentono e vogliono poter generare cambiamenti attraverso i propri comportamenti. Allargando il discorso a livello di sistema, io credo che con la pandemia si sia effettivamente avviato o comunque accelerato il passaggio da un’economia consumistica, estrattiva, a un’economia generativa. Dove attraverso un effetto “palla di neve” c’è creazione di benessere individuale e collettivo, e non solo in senso economico ovviamente. Nel libro, infatti, parlo di felicità.

“Felicità” è una parola molto impegnativa: in che senso ne parla nel libro?

Di solito si pensa che la felicità sia collegata a qualcosa di inaspettato, che ci sorprende positivamente al punto da darci la sensazione della felicità. Nel libro parlo invece del fatto che si impara a essere felici. Tant’è che c’è chi insegna, ad esempio, l'”ingegneria della felicità”, ci sono studi autorevoli che provano che la felicità fa bene non solo a chi la prova ma collettivamente. Inoltre, non dobbiamo pensare alla felicità come a un qualcosa che si manifesta linearmente. Viviamo in una costante alternanza di picchi, negativi e positivi, e imparare ad essere felici significa imparare a riconoscere i picchi positivi. E a goderne.

Che rapporto c’è tra felicità e rigenerazione?

Un rapporto profondo. Spesso sono le piccole cose a renderci felici, la quotidianità, non situazioni o eventi straordinari. In particolare, siamo felici per cose che rendono felici anche gli altri. Rigenerare è porre in essere azioni, a volte anche solo gesti, che rendono felici insieme più persone, che innescano dinamiche con un impatto positivo su tanti, oltre a noi stessi. Chiaramente un’intera economia basata su questi concetti rappresenta un cambio di paradigma rispetto a quello attuale.

Attraverso i suoi contatti col mondo delle imprese, avverte che questo cambiamento è in atto?

Quello che vedo è che mentre un tempo questi discorsi erano appannaggio di pochi, che venivano bollati come romantici o idealisti, oggi c’è un movimento di persone che ne sono convinte e cercano di metterli in pratica. Non è buonismo, è consapevolezza della necessità di innescare circoli virtuosi e del fatto che sono convenienti per tutti. C’è poi da tenere presente che le imprese sono fatte di persone, per cui è di persone che occorre parlare, più che di imprese. E sempre più persone sono non solo sensibili ma appassionate  a questi temi, si adoperano per tradurli in comportamenti quotidiani, per contaminare positivamente il contesto in cui operano. È certamente più facile puntare il dito su ciò che non funziona, ma credo che sia più importante, specie in questa fase, valorizzare e prendere spunto da ciò che funziona, da chi si sta impegnando per muoversi già oggi in quest’ottica rigenerativa. Anche perché sempre più chi non si muoverà in quest’ottica sarà destinato a restare indietro. Del resto i movimenti sono sempre nati dall’esempio di una minoranza.

Se non di “aziende ideali”, o pienamente “rigenerative”, si può parlare di aziende “in cammino” verso questi ideali?

Forse l’azienda ideale non esiste e non esisterà mai. In ogni caso più che di aziende ideali parlerei di aziende al contempo innovative e intelligenti. E delle persone che le fanno muovere, che vanno sempre messe al centro. Nel 2018 avevo intitolato il mio primo saggio “Le persone oltre i numeri”: oggi non c’è convegno o dibattito dove non si sottolinei che occorre mettere le persone al centro. Questo mi fa ben sperare. Ripeto, parlare di aziende può essere fuorviante, restare astratto. La responsabilità del cambiamento è delle persone, sono le persone che sono chiamate a definire il percorso delle aziende in cui lavorano e a renderle generative, innovative, intelligenti. In ogni caso, se posso dirlo da ricercatore, se è così, se cioè il cambiamento è effettivamente in corso, lo verificheremo nelle prossime indagini.

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Posted by:andytuit

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